Associazione Casa della Resistenza

Parco della Memoria e della Pace

 

La liberazione sarebbe venuta solo ventun mesi dopo
La pastasciutta antifascista di casa Cervi

Alla caduta del fascismo, il 25 luglio del 1943, ci fu una grande festa nella casa colonica dei Cervi, ai Campi Rossi di Gattatico, un podere di circa sedici ettari collocato nel mezzo della pianura Padana, a pochi chilometri dalla via Emilia, a metà fra le città di Parma e Reggio Emilia. Come in tutto il paese, era scoppiata una gioia spontanea in coloro che speravano nella fine della guerra e della dittatura fascista. Nessuno, in quel momento, poteva sapere che la liberazione sarebbe venuta solo ventun mesi dopo, al prezzo di molte sofferenze. Ma quel 25 luglio, alla notizia che il duce era stato arrestato, c’era solo una gran voglia di festeggiare. I Cervi, insieme ad altre famiglie del paese, portarono la pastasciutta in piazza, nei bidoni per il latte. Con un rapido passaparola la cittadinanza si riunì attorno al carro e alla “birocia” che aveva portato la pasta. Tutti in fila per avere un piatto di quei maccheroni conditi a burro e formaggio che, in tempo di guerra e di razionamenti, erano prima di tutto un pasto di lusso. C’era tanta fame, ma c’era anche la voglia di uscire dall’incubo del fascismo e della guerra, il desiderio di “riprendersi la piazza” con un moto spontaneo, dopo anni di adunate a comando e di divieti. Di quel 25 luglio, di quella pagina di storia italiana è rimasto poco nella memoria collettiva. Eppure c’è stato, in tutta Italia e in quell’occasione, uno spirito genuino e pacifico di festa popolare: prima dell’8 settembre, dell’occupazione tedesca, della Repubblica di Salò. Prima delle brigate partigiane e della Lotta di Liberazione. Una data simbolica della nostra storia contemporanea, quella del 25 luglio 1943, quando i  Cervi diedero vita  – e sono parole di Alcide, papà Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio e Ettore Cervi che vennero poi fucilati dai fascisti-  “in un unico sparo” –  il 28 dicembre di quell’anno al poligono di Reggio Emilia –  al “più bel discorso contro il fascismo: la pastasciutta in bollore”.

Marco Travaglini

 

Per approfondire:

Io che conosco il tuo cuore : storia di un padre partigiano raccontata da un figlio / Adelmo Cervi ; con Giovanni Zucca. - Milano : Piemme, 2014. - 433 p. ; 23 cm. - (Piemme voci)

 

Non c'era tempo di piangere / Margherita Cervi ; disegni di Nani Tedeschi ; prefazioni di Marzia Dall'Aglio, Armanda Manari Fiorini, Nilde Jotti. - Rist. anast. - [Reggio Emilia! : Istituto Alcide Cervi, 2001. - 94 p. : ill. ; 21 cm

 

Una storia di campagna : vita e morte dei fratelli Cervi / Liano Fanti. - Milano : Camunia, 1990. - VIII, 261 p. ; 23 cm. - (Storia & storie)

 

I Cervi : scritti e documenti / a cura dell'ANPI di Reggio Emilia. - 5. ed. ampliata. - Reggio Emilia : Tecnostampa, 1973. - 109 p. : ill. ; 20 cm

 


 

Il sogno spezzato della Repubblica Lepontina

Giuseppe Antonio Azari, un giovane, brillante, avvocato di idee repubblicane, nato a Re - in Valle Vigezzo - e cresciuto a Pallanza, in riva al Lago Maggiore, dopo aver studiato giurisprudenza all'Università di Pavia, entrò in contatto con dei giacobini. Affascinato dai propositi rivoluzionari aderì alla loro causa prendendo il nome di battaglia di “Giunio Bruto”. Nel 1796, quando Napoleone alla testa delle sue armate d'oltralpe valicò il confine ed invase l'Italia, Azari progettò di impadronirsi degli uffici pubblici di Pallanza e proclamare la Repubblica Lepontina. Ma il tentativo insurrezionale non andò in porto. Nella notte tra il 22 ed il 23 ottobre venne arrestato a casa sua, insieme a  Prospero Bertarelli ed Antonio Bianchi, gli altri capi della congiura. Stessa sorte subirono, a Fondotoce, i piccoli gruppi di rivoluzionari che erano pronti all'azione: le guardie regie li catturarono e li disarmarono. E così,in una sola notte, la prospettiva della Repubblica Lepontina andò in fumo. Condotto immediatamente a Novara, venne processato con urgenza e condannato a morte mediante impiccagione. La sentenza, senza possibilità d'appello, venne eseguita il 3 dicembre nel fossato del Castello. Il suo cadavere venne bruciato e le ceneri sparse al vento. Una lapide, posta 88 anni dopo, nel 1884, sulla sua casa a Pallanza, in via Ruga, al numero civico 45, lo ricordava così: “In questa casa nacque l'avvocato Giuseppe Antonio Azari che nel 1796 a 26 anni scontò colla vita l'onore d'avere capitanate le squadre della libertà a Fondotoce. Gloria al precursore del secolo XIX e del suo martirologio per la unità e libertà d'Italia”.

La storia non finì lì. Se nel 1796 fallì il complotto dell’eroe pallanzese, che intendeva sollevare la regione per farne un dipartimento autonomo, passarono meno di due anni e, nel 1798, il generale francese Léotaud sbarcò proprio a Pallanza con una schiera di giacobini armati, ed occupò Cannobbio e parte dell’Ossola. La marcia rivoluzionaria s’infranse però contro i reggimenti reali di casa Savoia il 22 aprile 1798 - il 3 fiorile, per il calendario repubblicano francese - nella zona dei prati “primieri”, quella che oggi è conosciuta come“ il Campone”, tra Gravellona Toce e Ornavasso. Il Marchese Enrico Costa di Bearengard nelle proprie "Memorie a proposito del fallito tentativo di far insorgere l'Ossola", descrisse così la vittoria sui repubblicani: “La metà dei Patrioti, le loro bandiere, i cannoni sono rimasti a noi; il resto è fuggito sulle montagne, dove i contadini ne hanno fatto giustizia sommaria, d'altra parte voi sapete che, checché si faccia, il contadino ama il Re e vuole la stabilità". La settimana dopo, tra sabato 28 e lunedì 30 aprile, gran parte dei rivoluzionari repubblicani furono fucilati a Domodossola. Le fucilazioni continuarono anche più tardi, il 26 maggio, quando caddero sotto il piombo del plotone d'esecuzione anche il “Comandante Leotto” - vale a dire il coraggioso generale francese Giovanni Battista Léotaud - e il suo aiutante Lion. Il 29 giugno stessa sorte toccò al ventiduenne Giulio Albertazzi, a Pallanza, mentre, all'alba dello stesso giorno, la medesima fine venne riservata ad Omegna al ventenne milanese Graziano Belloni. L'eccidio si concluse con l'esecuzione mediante fucilazione, a Vogogna, dell'avvocato Filippo Grolli - uno dei principali artefici dei moti rivoluzionari - guardato a vista da ben 85 soldati regi. Eppure il sacrificio di tanti uomini per un ideale di maggior democrazia, non fu vano. Pochi mesi dopo, la Francia ordinò al Generale Joubert l'attraversamento del Ticino, l'occupazione di Novara e, subito dopo, di Torino. Così, l'8 dicembre 1798 -  il 18 Glaciale dell' Anno VII, secondo il calendario rivoluzionario francese - Carlo Emanuele IV di Savoia abdicò e partì per la Sardegna, scortato dalla flotta inglese. Il territorio piemontese veniva diviso in sei dipartimenti amministrativi. La casa Savoia, che regnava sul Piemonte e sulla Savoia dal 1418 (la Sardegna era stata acquisita più tardi, nel 1720 ) non disponeva più di territori continentali e quello che era lo stato Sardo prese il nome di Repubblica Cisalpina.
 
Marco Travaglini

 

Per approfondire:

Cronache di terra lepontina : Malesco e Cossogno: una contesa di cinque secoli / Nino Chiovini. - Milano : Vangelista, 1987. - 202 p., [16] c. di tav. : ill. ; 21 cm

 

I moti rivoluzionari del 1798 nell'Ossola e nel Verbano / Angela Preioni Travostino. - Anzola d'Ossola : Fondazione Arch. Enrico Monti, 1998. - 155 p. : ill. ; 24 cm

 


 

2 giugno 1946, nasce la Repubblica

Il 2 giugno 1946, settant’anni fa, il popolo italiano voltava pagina e, in seguito al referendum istituzionale, poneva fine alla monarchia, scegliendo una forma di governo repubblicano. La parola chiave fu “referendum”, gerundio della parola latina referoche significa riferire, rispondere o registrare. E il popolo italiano, quel giorno, fece registrare la propria volontà consentendo la vittoria dei repubblicani con il 54,3% dei voti contro il 47,7% dei monarchici. Per la prima volta - se si escludono le amministrative di marzo e aprile del1946, che riguardarono soltanto alcune regioni - in Italia votarono anche le donne. Una conquista arrivata dopo anni di battaglie e molto più tardi rispetto ad altri paesi. Alle urne si recarono tante donne di ogni ceto insieme a  volti noti come Anna Magnani, la famosa “Dama Bianca” - compagna di Fausto Coppi - o le resistenti antifasciste Camilla Ravera e Teresa Noce, due tra le tante donne che fin dai tempi del fascismo si erano battute per la democrazia. Con la fine della monarchia, che aveva guidato l’Italia dal 1861, conducendo la nazione al disastro con il fascismo e la seconda guerra mondiale, si proclamò anche l'esilio dei Savoia. Re Umberto IIlasciò l’Italia dall’aeroporto di Ciampino con un volo diretto in Portogallo. Umberto, ribattezzato il “Re di Maggio” per essersi seduto sul trono per poco più di un mese, dal 9 maggio 1946 fino al 18 giugno, accettò l’esilio e visse il resto della vita  nel distretto di Lisbona, a Cascais, e a Ginevra. Il 2 giugno del 1946 fu un punto di svolta, e al tempo stesso un traguardo storico. Con la Repubblica venne ricomposta l’unità del Paese, che poté intraprendere il lungo cammino verso la rinascita dalle macerie lasciate dalla dittatura e dalle atrocità della guerra. Parallelamente alla nascita della Repubblica venne eletta l'Assemblea Costituente che, a sua volta, elesse Enrico De Nicola capo provvisorio dello stato e - con un fitto calendario di sedute che si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il 31 gennaio 1948 - diede vita alla Costituzione della Repubblica Italiana nella sua forma originaria. Oggi, quella del 2 giugno, è forse la più popolare fra le feste nazionali. E quest’anno assume un particolare ancor più importante e significativo.

Marco Travaglini

 

Per approfondire:

1946. La nascita della Repubblica / Maurizio Ridolfi, Nicola Tranfaglia. - Roma ; Bari : Laterza, 1996. - V, 268 p. : ill. ; 21 cm. - (i Robinson)

 

La nascita della Repubblica e la sua Costituzione. Il testo integrale della Costituzione e le immagini del 2 giugno 1946, il giorno della Repubblica / a cura di Gianmaria Ajani. - Novara ; Torino : DeAgostini : Utet, c2011. - 125 p. : ill. ; 21 cm