Associazione Casa della Resistenza

Parco della Memoria e della Pace

 

“…chi ha Auschwitz come inquilino devastatore dentro di sé, scrivendo e parlandone non lo partorirà mai, anzi lo alimenta. Ma come scacciare, liberare il proprio corpo da quel macigno?”
Edith Bruck

Lucia Vincenti, studiosa di storia contemporanea, da oltre quindici anni si occupa della storia siciliana durante il fascismo. Ha scritto molti libri sulle comunità ebraiche palermitane e sulla deportazione dei siciliani nei lager. In questo testo, attraverso testimonianze e interviste, ricostruisce gli stati d’animo e le reazioni delle donne perseguitate, dopo l’approvazione delle leggi razziali del 1938. La Sicilia ebbe una sorte diversa rispetto a quella delle altre regioni italiane, in quanto la liberazione nel 1943 , le risparmiò le successive tragedie, ma la legislazione antiebraica fu applicata in pieno.

Secondo il censimento del 1938, in Sicilia vi erano 202 ebrei residenti.

Enzo Sellerio ricorda così la madre: « Mia madre si chiamava Olga Andres.  Il nome penso che doveva essere di una famiglia antica ebraica. Mia madre non mi parlava mai di cose ebree, lei era cosmopolita… Aveva studiato in Svizzera, si era sposata con una persona non ebrea e non aveva chiusura mentale. […] La migliore amica di mia madre era Anna Lipschuetz, un’ebrea russa, la cognata della signora Ruth. Mia madre conosceva un po’ di queste signore. Non c’era un cenacolo ebraico. Mia madre non conosceva neanche il cibo ebraico, anche se ogni tanto per Pasqua ci arrivava il pane azzimo.»
Da un’intervista a Ruth Jacobovitz: «A Palermo io avevo una cognata russa Anna Lipschuetz, sposata con un fratello di mio marito, che lavorava all’ospedale Cervello di Palermo, allora tubercolosario. Era ebrea di padre e di madre, e anche lei come me non ha cambiato religione. Essendo ebrea ha perduto il posto e dopo cinque anni l’hanno riammessa al servizio… […] Poi avevo un’amica, una certa dottoressa Ruth Adler sposata Lupo, direttrice della clinica Noto. Per stare qua dovette sposarsi. Il marito, che era molto religioso, volle che lei si convertisse, lei lo fece ma non sentendolo. Ne soffrì molto e nel 1987 si suicidò.»

Nella città di Palermo, pur essendo una delle 26 comunità metropolitane, stabilite dal R.D.L. 1731 del 30 ottobre 1930, non c’era una Sinagoga, non c’era il Bagno Rituale, non c’era un luogo dove si macellasse ritualmente il bestiame  o dove si potesse comprare cibo Kosher. 

Da un’intervista ad Alessandra Sternheim: « Qua a Palermo c’era una comunità ebraica molto forte, molto grossa e molto benestante […] ma non c’era sinagoga e non c’era rabbino, per cui tutto l’ebraismo che questi ragazzini hanno assorbito è stata una minima shabat del sabato. Pensa… mio padre non era neanche circonciso, perché qua nessuno sapeva praticare la circoncisione.»
 
Nove siciliane finirono nei lager e di esse solo tre erano ebree : Olga Renata Castelli, nata a Palermo il 15/3/1919. Ultima residenza nota Firenze, deportata da Fossoli ad Auschwitz, deceduta in luogo ignoto dopo l’agosto del 1944.  Egle Segre, nata a Messina il 10 /1/1899, ultima residenza nota Torino. Arrestata a Tradate (Va) nell’ottobre 1943, detenuta in carcere a Milano, fu deportata ad Auschwitz il 6 dicembre 1943, uccisa all’arrivo.  Emma Moscato nata a Messina il 4/10/1879, ultima residenza nota Mantova, fu arrestata dai fascisti e deportata ad Auschwitz nell’aprile del 1944 dove morì appena arrivata.
 “La decima parte delle donne di ogni convoglio rimaneva nel lager, dopo aver ricevuto un numero d’ordine immediatamente tatuato sul braccio. Ricevevano poi un documento qualunque, segnato da una X rossa e da una stella e veniva loro assegnato un posto nella baracca delle “Salonicche”. Il resto, il novanta per cento delle donne, […] venivano immediatamente soppresse. La scelta di quel dieci per cento veniva fatto senza alcun criterio, a casaccio”. (pag.18)

Nel luglio del 1943 la Sicilia fu liberata dagli anglo americani e il 23 dello stesso mese il generale Eisenhower dichiarò l’abolizione delle leggi razziali, gli ebrei vennero reinsediati nelle loro occupazioni e tutto nell’isola tornò alla normalità.

 

Consigliato da Gemma Lucchesi

 

> catalogo della biblioteca

 

Lucia Vincenti, Le donne ebree in Sicilia al tempo della Shoah, Cava de' Tirreni, Marlin Editore, 2013

 

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