Associazione Casa della Resistenza

Parco della Memoria e della Pace

 

Il Sempione continua a essere fresca sorgente di storie e di narrazioni. L’ampia bibliografia, che va da Il Sempione strizza l’occhio al Frejus (1947) di Elio Vittorini al Sempione ’45 (2006) di Guido Petter, si arricchisce di un nuovo contributo con il libro di Greta Bienati e Giuliano Tosi, Il Sempione salvato. L’edizione, per i tipi di Pietro Macchione, è impreziosita dalla copertina che riproduce un olio del pittore ossolano Rino Stringara (1928-1993) dedicato all’eroica impresa partigiana della notte tra il 21 e il 22 aprile 1945.

I nazisti avevano stipato, in un casello della stazione di Varzo, 64 tonnellate di tritolo per distruggere le gallerie del Sempione e le vicine centrali idroelettriche. Anche per evitare lo sconsiderato bombardamento pensato dagli alleati, che avrebbe comunque comportato la rovina della valle con conseguenze imprevedibili, i garibaldini misero a punto rapidamente un rischioso controsabotaggio da manuale. L’azione fu affidata ai partigiani di provata esperienza del battaglione “Fabbri”, comandato da Biondo (Sergio Pari) e Boca (Emo Del Boca), del “Camasco”, comandato da Bill (Giuseppe Bensi) e della “Volante Alpina”, comandata da Rizz (Serafino Zani). Vi parteciparono il capitano Luigi (Carmelo Alessi) del comando di divisione, il commissario Pier (Fulvio De Salvo) e il comandante di brigata Mirco (Ugo Scrittori). L’operazione iniziò alla mezzanotte del 21 aprile 1945, sotto la pioggia battente e la sferza di un gelido vento. Sbarrate le vie di accesso e neutralizzato il nutrito contingente nazista di guardia, il casello fu quasi completamente svuotato delle 1500 casse di tritolo, che, sparse sul piazzale della stazione, sui prati e lungo il corso della Diveria, furono incendiate. L’azione ebbe termine alle ore 4,30 del 22 aprile. Il Sempione e la valle furono salvi. I combattenti, lasciandosi alle spalle le alte fiamme sollevate dal tritolo che bruciava senza esplodere, guadagnarono la montagna per curarsi dalle ustioni e dall’intossicazione provocata dalla polvere gialla rilasciata dall’esplosivo e prepararsi all’atto finale dell’insurrezione che sarebbe scattata un paio di giorni dopo.

Greta Bienati e Giuliano Tosi non si limitano a raccontare il punto culminante dell’impresa, ma ne ricostruiscono il retroterra, ripercorrendo il filo di quella molteplicità e varietà di scelte individuali che hanno prodotto nel tempo la Resistenza. Il mosaico si compone piano piano nella sua unità con le tessere delle vicende plurali dei comandanti come dei semplici partigiani, con una particolare sensibilità alla funzione fondamentale svolta dalle donne e uno sguardo attento anche alla Svizzera, il cui ruolo effettivo è ancora custodito negli archivi elvetici. Ne deriva un impianto corale, sempre rigorosamente controllato e documentato. «Per restituire l’alone a un tempo epico e quotidiano di quei giorni che abbiamo tentato di richiamare in vita – scrivono gli autori – ci siamo affidati alle voci dei protagonisti e a una forma che, più che al saggio, si avvicina a quella del romanzo. Questo non significa, però, che abbiamo utilizzato elementi d’invenzione.»

Non manca qualche punta di amarezza e di ironia. Non ci furono per gli eroi del Sempione archi trionfali né adeguate ricompense materiali, ma nulla di questo poteva mai eguagliare la gioia del partigiano Napoleone quando il comandante Moscatelli si presentò con una fisarmonica nuova fiammante destinata a rimpiazzare la sua, perduta in un combattimento.

 

Consigliato da Angelo Vecchi

 

Greta Bienati, Giuliano Tosi, Il Sempione salvato. L’ultima azione partigiana dell’Ossola 22 Aprile 1945, Varese, Macchione, 2022

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